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Il Governo chiude tutto: oscurata TeleFabbrica
Stefano Minguzzi - 2002

I fatti. Il 4 dicembre un nucleo di carabinieri, su mandato del Ministero della Comunicazione chiude Telefabbrica, una telestreet (www.telestreet.org) nata a Termini Imerese per sostenere la lotta degli operai della Fiat minacciati di licenziamento. Telefabbrica trasmetteva da sabato sera (30/11) in un raggio di 150 metri. Evidentemente uno spazio comunicativo decisamente troppo ampio per le ragioni degli operai.

Il progetto Telestreet coinvolge in Italia varie esperienze in tutte le regioni e intende punta a rompere il monopolio della comunicazione semplicemente comunicando con tutti gli strumenti, anche quello televisivo. E’ possibile farlo, a basso costo, mettendo in moto le energie creative e politiche del territorio. Telestreet è nata, dunque, per portare democrazia nella comunicazione.

E a chi porta democrazia si contesta invece il reato di accensione di un impianto trasmittente senza autorizzazione governativa. Pena: immediata disattivazione del trasmettiore da parte dei funzionari del Ministero delle Comunicazioni.

Il bilancio di Telefabbrica e’ comunque positivo: in tre giorni di vita e’ riuscita a raccogliere la partecipazione e la fiducia degli operai in lotta, dei cittadini di Termini e di tutti quelli che credono, nonostante tutto, nell’informazione libera e indipendente.

Purtroppo pero’ il messaggio che arriva dal governo appare chiaro: nessun diritto di comunicare al di fuori di quanto deciso e approvato istituzionalmente. Telefabbrica non ha la concessione governativa che autorizza a trasmettere, viola dunque l’articolo 195 della Legge Mammì. Chiusura immediata. Tolleranza zero verrebbe da dire, ma c’e’ un ma. Anche Rete4, un canale nazionale, non dispone della concessione, ma Rete4 continua a trasmettere e non da 3 giorni. Misteri delle burocrazie ministeriali.

Ma cosa dice nello specifico l’art.195? L’articolo si intitola Impianto od esercizio di telecomunicazioni senza concessione o autorizzazioni e stabilisce che senza autorizzazione non e’ possibile installare, stabilire ne’ esercitare impianti di telecomunicazioni. Le pene previste vanno da una ammenda tra le 100 mila lire e 1 milione se l’impianto e’ radioelettrico, fino ad arrivare all’arresto da 6 a 18 mesi se l’impianto e’ via cavo (in questo caso l’ammenda e’ tra le 200 mila e i 2 milioni di lire). L’art. 195 inoltre estende questi trattamenti anche a chi installa o esercita impianti ripetitori per diffondere programmi sonori o televisivi (insomma il lavoro di Galliani fino a che non gli hanno regalato il Milan).

Bisogna pero’ dire che l’art. 195 della Mammi’ e’ in gran parte superato (ma come sempre mai abrogato) da altre sentenze, la piu’ importante quella della Corte Costituzionale n.202 del 1976. In essa si sostiene che: La sussistenza per le radioteletrasmissioni locali via etere di una disponibilita’ di canali sufficienti a consentire la liberta’ d’iniziativa privata senza pericolo di monopoli od oligopoli, fa venire meno l’unico motivo che, per tali trasmissioni, possa giustificare quella grave compressione del fondamentale principio di liberta’ sancito dall’art. 21 della Costituzione, che anche un monopolio di Stato necessariamente comporta, tanto piu’ che non vi e’ alcun ragionevole motivo perche’ siano consentite le radioteletrasmissioni private via cavo su base locale e non anche quelle via etere. Cio’ non comporta che debba escludersi la legittimita’ costituzionale delle norme che riservano allo Stato le trasmissioni radiofoniche e televisive su scala nazionale, giacche’ la diffusione sonora e televisiva su scala nazionale, rappresenta un servizio pubblico essenziale e di preminente interesse generale. Ne’ esclude che il legislatore possa subordinare ad apposita licenza che stabilisca le modalita’ d’esercizio concreto delle radioteletrasmissioni private via etere.

In sostanza nel 1976 si stabiliva che la possibilita’ tecnica di avere piu’ canali radiotelevisivi permette una loro proliferazione senza dover piu’ limitare l’applicazione dell’art.21 della Costituzione (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione...). Da segnalare che l’attuale inquilino di Palazzo Chigi questa sentenza se la dovrebbe ricordare bene, perche’ da li’ parti’ il suo successo imprenditoriale.


Questo articolo si e’ avvalso del materiale presente sul gruppo di discussione Telestreet e sui siti:
www.telestreet.it
www.cortecostituzionale.it
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